Tavolo ILVA: Incontro con la stampa

Lunedì, 06 Agosto 2018

Il Ministro Luigi Di Maio ai margini del tavolo ILVA incontra gli organi d'informazione

Le dichiarazioni del Ministro

Oggi è stato convocato un tavolo da parte delle organizzazioni sindacali di Ilva e Arcelor Mittal, finalizzato a favorire un dialogo tra le parti. Ho sempre detto che l’attuale piano occupazionale non è soddisfacente e oggi i sindacati lo hanno detto chiaramente, che non ci sono le condizioni per far ripartire il tavolo se Arcelor Mittal non batte un colpo. Arcelor Mittal deve dare un segnale, a cominciare dai numeri che aveva contrattato con il ministro Calenda, che avrebbero mandato in mezzo alla strada oltre 3000 persone.

Poi c’è la questione del piano ambientale e della procedura di gara. Domani invieremo all’Avvocatura dello Stato la richiesta di un parere inerente l’annullamento della gara in autotutela di Arcelor Mittal per entrare all’Ilva.
Voglio precisare una cosa: se ci saranno delle criticità o delle irregolarità tali da compromettere l’interesse pubblico, sarà responsabilità dello Stato che ha agito male, non del privato.
La vicenda di Ilva è la perfetta rappresentazione di quelli che ci governavano prima. Sei anni, oltre nove decreti per fare una procedura di gara e poi lasciarci un accordo sindacale mai realizzato. L’ex ministro aveva dato mandato ai commissari di firmare un contratto con gli indiani, pur senza un accordo sindacale. Questo significa aumentare il conflitto sociale e, se si è sbagliata la gara, significa non tutelare la salute dei cittadini di Taranto, mentre a me si chiede in tre mesi di risolvere quello che gli altri non hanno risolto in sei anni.

Ce la metteremo tutta però devo registrare che, da parte di Arcelor Mittal, non ci sono stati dei passi in avanti soprattutto relativamente al piano occupazionale. Prima della metà di agosto spero di poter trovare una risposta ai dubbi sulla procedura di gara e, allo stesso tempo, spero che ci siano i presupposti per poter riconvocare sindacati e azienda entro questa settimana. Siamo nella condizione in cui il privato che vuole subentrare all’Ilva ha già un contratto firmato con il numero dei dipendenti che deve assumere, solo 10.000, rispetto ai quasi 14.000 dipendenti di Ilva. In questo contesto risulta molto complesso riuscire a convincere il privato a dialogare con i sindacati. Siamo in una condizione veramente complicata in cui la più grande beffa, come ho detto l’altra volta e ve lo voglio ricordare, è questo contratto, firmato dal precedente governo con Arcelor Mittal, che si basa su una procedura di gara che attribuiva la metà di tutto il punteggio all’offerta economica, nonostante il dramma ambientale di Taranto, nonostante i problemi legati alle tecnologie e alle condizioni della città, mentre l’altra metà del punteggio si divideva tra offerta occupazionale e offerta ambientale.

In questa gara non è stato premiato chi aveva offerto di meglio dal punto di vista occupazionale e ambientale, perché l’importante era offrire più soldi. Questo modello di sviluppo economico ha favorito una decrescita, e proprio il loro modello di decrescita infelice sta provocando tanta infelicità nella vita dei cittadini di Taranto, dei dipendenti di Ilva, oltreché in quella dei manager qualificati che lavorano lì.

Ce la metteremo tutta, ce lo siamo detto e lo ripeto, ma non posso aprire un tavolo se non ci sono i segnali, anche direttamente mandati al Ministro, di un’offerta migliore sul piano occupazionale. Non ha senso rivederci per dirci che l’attuale contratto prevede l’assunzione di 10.000 persone, e delle altre se ne deve far carico lo Stato. Non si fa così, non funziona così.


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